Il racconto di Abdon Pamich, 'Il marciatore – La vera storia di Abdon Pamich', non è solo la cronaca di un successo sportivo, ma un'epopea umana che celebra la tenacia e la capacità di rinascere dalle avversità. La sua odissea, iniziata nell'Istria del dopoguerra, tra fughe e difficoltà, si trasforma in un inno alla determinazione, culminando con la vittoria dell'oro olimpico. Questo film, in onda in occasione del Giorno del Ricordo, offre uno sguardo commovente su una pagina dolorosa della storia italiana, quella dell'esodo giuliano-dalmata, e sul coraggio di chi, come Pamich, ha saputo trasformare la perdita in forza motrice per il futuro.
La pellicola narra la vicenda di Abdon, un ragazzo costretto a lasciare la sua terra e i suoi affetti, per poi ritrovare in Italia una nuova identità e, attraverso la marcia, un percorso di riscatto. La disciplina sportiva diventa per lui metafora di vita: non una fuga, ma un avanzare costante, passo dopo passo, verso la costruzione di un'esistenza piena di significato. Il film, diretto da Alessandro Casale, esplora gli anni invisibili e marginali della sua giovinezza, marcata dal trauma dell'esilio e dalle difficoltà familiari, rivelando il profondo bisogno di un uomo di trovare il proprio successo, non solo atletico ma esistenziale.
Il Percorso di un Campione: Dall'Esodo all'Oro Olimpico
La storia di Abdon Pamich è una testimonianza di come le avversità possano forgiare un destino straordinario. Da giovane esule istriano, costretto a fuggire da Fiume durante il dopoguerra e a confrontarsi con la dura realtà dei campi profughi in Italia, Pamich ha trovato nella marcia atletica non solo una disciplina sportiva, ma un mezzo per esprimere la sua profonda resilienza. Questo percorso, segnato da privazioni e incertezze, ha plasmato il suo carattere, rendendolo un simbolo di tenacia e speranza per migliaia di italiani che hanno vissuto esperienze simili. La sua vicenda è un potente promemoria del fatto che, anche di fronte alla perdita della propria terra e del proprio senso di appartenenza, la forza interiore può condurre a traguardi inimmaginabili, come la medaglia d'oro olimpica.
La narrazione del film inizia con le dolorose memorie della sua infanzia a Fiume, sconvolta dall'arrivo del nuovo potere jugoslavo e dalla conseguente repressione. Abdon, insieme al fratello Giovanni, affronta una fuga disperata, simboleggiata da trenta chilometri a piedi verso il confine, in cerca di un futuro. L'arrivo in Italia porta con sé nuove sfide, dalla povertà alla diffidenza, ma è proprio in questo contesto che Abdon scopre la marcia, grazie all'incontro con Giuseppe Malaspina, il 'Mago della marcia'. La sua capacità di resistere e la sua ostinazione nel proseguire, un metro dopo l'altro, lo conducono a Genova, dove finalmente trova accoglienza e l'opportunità di costruire una nuova vita. La marcia diventa così il linguaggio universale dell'esule, un cammino costante verso la conquista di un successo personale che trascende i confini dello sport.
Il Cast e la Visione del Regista: Un Ritratto Intimo di Abdon Pamich
Il cast del film, guidato dall'interpretazione di Michael Marini nei panni del giovane Abdon Pamich, porta sullo schermo la complessità e la profondità dei personaggi che hanno segnato la vita dell'atleta. Marini, che ha dovuto imparare l'arte della marcia per il ruolo, restituisce un Abdon autentico e umano, capace di trasmettere la sua lotta interiore e la sua inarrestabile determinazione. Accanto a lui, Eleonora Giovanardi e Fausto Sciarappa interpretano i genitori di Abdon, figure chiave che rappresentano la forza e il coraggio delle famiglie istriane durante l'esodo. Il film si arricchisce anche della presenza di Abdon Pamich stesso, che interpreta la versione anziana di sé, creando un toccante ponte tra passato e presente e conferendo all'opera un'inestimabile autenticità.
Alessandro Casale, il regista, ha scelto di affrontare la storia di Pamich con un approccio intimo e sobrio, alternando due piani temporali per esplorare la giovinezza segnata dall'esilio e la lunga e faticosa preparazione che lo ha condotto alla medaglia d'oro a Tokyo nel 1964. La sua visione si concentra non solo sul trionfo sportivo, ma soprattutto sul profondo bisogno di successo che animava Pamich, un successo inteso come riscatto personale e come affermazione della propria dignità. Casale vede nella marcia di Pamich una metafora esistenziale, un cammino iniziato tra le macerie della guerra e culminato nella gloria olimpica. Il regista spera che il film possa non solo ricordare le sofferenze dietro ogni risultato, ma anche offrire ai giovani un esempio sano e positivo di conquista, dimostrando che la costanza, la determinazione e l'umiltà sono valori universali capaci di condurre al successo, nonostante le difficoltà.