Un futuro sostenibile: basta distruggere i capi invenduti
La nuova direttiva europea: un'azione contro gli sprechi della moda
La Commissione Europea sta implementando un'importante iniziativa per ridurre gli sprechi nel settore della moda. A partire da luglio, le aziende saranno impedite di eliminare capi d'abbigliamento, calzature e accessori non venduti. Questa politica mira a contenere l'eccessiva produzione dei marchi più noti e a diminuire l'impronta ecologica di un'industria tra le più inquinanti a livello globale.
Le motivazioni dietro la distruzione dei prodotti invenduti
Le recenti disposizioni rientrano nell'ambito dell'ESPR, un quadro normativo che definisce i requisiti di sostenibilità e durabilità per i beni immessi nel mercato europeo. La pratica di scartare prodotti invenduti è tristemente comune nel settore, con stime che indicano la distruzione del 4-9% dei tessili non venduti in Europa prima ancora del loro utilizzo. Questo processo rilascia circa 5,6 milioni di tonnellate di CO2, una quantità paragonabile alle emissioni totali della Svezia nel 2021.
La gestione dell'invenduto e la tutela del marchio
La scelta di eliminare gli articoli si basa sulla difficoltà delle grandi case di moda di gestire l'eccesso di magazzino e di impedire che tali beni finiscano nel mercato secondario, dove prezzi ribassati potrebbero compromettere l'esclusività del brand. I marchi di lusso desiderano mantenere il controllo sul processo di acquisto e sulla distribuzione dei loro prodotti. Tuttavia, il problema principale risiede nell'enorme volume di produzione, spesso incontrollato e difficile da tracciare, che porta a un significativo spreco di risorse, con capi che non verranno mai indossati.
I dettagli delle nuove normative europee
Le nuove regole europee si concentrano proprio su questo aspetto. Da febbraio, le imprese dovranno divulgare annualmente la quantità di prodotti scartati e le ragioni di tale scarto. Questi report dovrebbero incentivare i marchi a una gestione più attenta delle scorte, favorendo alternative come la rivendita, il riciclo, le donazioni o il riutilizzo. La distruzione dei capi sarà vietata gradualmente, a partire dal 19 luglio 2026 per le grandi aziende, con le medie imprese che avranno tempo fino al 2030 per adeguarsi. Le piccole e micro imprese sono esonerate da queste disposizioni.
Eccezioni e sanzioni: cosa prevede la legge
Il divieto prevede alcune eccezioni, consentendo la distruzione di capi e accessori in caso di contraffazione, difetti o rischi per la sicurezza. Tuttavia, la Commissione Europea non ha ancora specificato le sanzioni che verranno applicate alle aziende che non rispetteranno la nuova normativa.