Un appello vibrante è stato lanciato dal Coordinamento che si batte contro la realizzazione di un nuovo inceneritore nella suggestiva Val Bormida. La missiva, indirizzata alla prima cittadina di Genova, Silvia Salis, esprime profonda inquietudine per un progetto che graverebbe ulteriormente su un territorio già messo a dura prova da decenni di impatti ambientali. La comunità locale chiede una gestione dei rifiuti che non si riversi su altre aree, ma che promuova soluzioni sostenibili e un incremento della raccolta differenziata nella stessa Genova, attualmente ben al di sotto degli standard europei.
Il Coordinamento "No Inceneritore in Valle Bormida" interpella la Sindaca di Genova sulla gestione dei rifiuti
Nella prima mattinata di un giorno imprecisato di agosto 2026, il Coordinamento "No Inceneritore in Valle Bormida Ligure e Piemontese" ha formalmente inviato una lettera aperta alla sindaca di Genova, Silvia Salis. L'oggetto della comunicazione è la forte contrarietà al progetto di un inceneritore (o termovalorizzatore) nella Val Bormida, al confine tra Liguria e Piemonte. I membri del Coordinamento esprimono preoccupazione per la prospettiva che l'impianto possa trattare tra il 70% e l'80% dei rifiuti provenienti dalla città di Genova, acuendo un carico ambientale già insostenibile per la valle, storicamente afflitta da problematiche derivanti da industrie come l'ex Acna. La Val Bormida, con i suoi parametri ambientali e sanitari già compromessi, non può sopportare un ulteriore onere. Si evidenzia che la costruzione di un simile impianto comporterebbe non solo un danno ecologico ed economico, ma anche un insopportabile aggravio infrastrutturale dovuto all'aumento del traffico di automezzi per il trasporto dei rifiuti e delle ceneri, incrementando i costi di gestione dell'impianto stesso. Il Coordinamento, con un tono deciso e fermo, invita l'amministrazione genovese a una gestione più responsabile dei rifiuti, puntando sull'aumento della raccolta differenziata. Viene sottolineato che la città di Genova è attualmente inadempiente rispetto agli standard europei minimi del 65% per la raccolta differenziata, e che affrontare questa lacuna sarebbe un atto di responsabilità verso i propri cittadini. I rappresentanti della Val Bormida ribadiscono la loro intransigenza nel rifiutare di essere considerati un "luogo sacrificale" per le problematiche irrisolte di altre realtà, dichiarandosi disponibili al confronto.
Questo episodio ci invita a riflettere sull'importanza di una gestione dei rifiuti che sia equa e sostenibile a livello regionale e nazionale. Non è accettabile che un territorio, già provato da precedenti disastri ambientali, debba farsi carico delle inefficienze altrui. È fondamentale che le amministrazioni locali collaborino per trovare soluzioni innovative e rispettose dell'ambiente, promuovendo la riduzione, il riuso e il riciclo, invece di affidarsi a metodi che spostano il problema altrove. La voce delle comunità locali deve essere ascoltata e rispettata, poiché sono esse le prime a subire le conseguenze delle decisioni prese a livello più alto. Solo attraverso un impegno congiunto e una visione a lungo termine possiamo aspirare a un futuro più pulito e sano per tutti.