Il Futuro delle Alpi: Gestione delle Infrastrutture Sciistiche Obsolete

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Il paesaggio montano europeo si trova di fronte a una sfida sempre più pressante: la gestione delle infrastrutture sciistiche abbandonate. Seggiovie arrugginite, piloni in cemento e stazioni di partenza in disuso sono i resti di un'era dello sci che sta tramontando in molte località. In Italia, un recente censimento di Legambiente ha rivelato l'esistenza di 273 impianti dismessi, a cui si aggiungono centinaia di strutture turistiche inutilizzate. Questo fenomeno non è più un caso isolato, ma una realtà diffusa che richiede una risposta strutturata. Il problema non si limita alla rimozione di funi e piloni, ma include la gestione di fondazioni in cemento, edifici di servizio, linee elettriche e terreni alterati. Lasciare queste strutture in stato di abbandono degrada il paesaggio, frammenta gli habitat e limita il potenziale di sviluppo sostenibile del territorio. Per affrontare questa complessa questione, è stato lanciato ReSkiLience, un progetto europeo che mira a sviluppare un approccio comune per mappare, valutare e intervenire su queste infrastrutture obsolete, coinvolgendo attivamente le comunità locali nella ridefinizione del futuro delle loro montagne.

Il Progetto ReSkiLience: Una Nuova Visione per le Montagne Europee

Le montagne europee, in particolare le Alpi e gli Appennini italiani, stanno affrontando una sfida ambientale e paesaggistica di notevole portata: la presenza di un numero crescente di infrastrutture sciistiche obsolete. Secondo il rapporto "Nevediversa 2026" di Legambiente, sono ben 273 gli impianti di risalita dismessi in Italia, a cui si aggiungono 106 strutture temporaneamente chiuse e 98 aperte in modo intermittente, oltre a 247 edifici turistici e produttivi inutilizzati. Questi numeri evidenziano la vastità di un problema che va oltre la semplice chiusura di una pista da sci, lasciando dietro di sé un'eredità di cemento e metallo che altera il paesaggio e l'ecosistema.

La questione non è di facile soluzione. Smantellare completamente un vecchio comprensorio sciistico implica costi elevati, complessità burocratiche legate alle autorizzazioni e difficoltà logistiche in ambienti spesso remoti. Tuttavia, lasciare queste strutture abbandonate significa trasformare risorse un tempo economicamente attive in un onere per il territorio, con impatti negativi sull'ambiente, la biodiversità e il potretto paesaggistico.

Per affrontare questa problematica, nel settembre 2026 è stato avviato ReSkiLience, un innovativo progetto europeo nell'ambito del programma Interreg Alpine Space, coordinato da Eurac Research. Il progetto si propone di sviluppare una strategia transnazionale per la gestione delle "infrastrutture sciistiche obsolete", definendo non solo quelle completamente abbandonate, ma anche quelle che hanno perso la loro funzione originaria e rappresentano un problema paesaggistico, ecologico o territoriale. Queste infrastrutture contribuiscono alla frammentazione degli habitat, al degrado del paesaggio, all'inquinamento e limitano gli utilizzi futuri sostenibili del territorio montano. Attualmente, manca una strategia comune a livello alpino per censirle e gestirle in modo efficace.

ReSkiLience, con una durata prevista fino all'agosto 2029 e un budget di circa 2,49 milioni di euro (di cui 1,87 milioni finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale), coinvolge partner da Italia, Francia, Austria, Germania e Slovenia. Il kick-off ufficiale si terrà a Bolzano il 7 e 8 settembre 2026.

Il cuore del progetto è la creazione di una mappatura condivisa delle infrastrutture sciistiche obsolete nelle Alpi, raccogliendo dati tecnici, ambientali e sociali con il coinvolgimento di amministrazioni, comunità locali e cittadini attraverso iniziative di "citizen science". Successivamente, ReSkiLience testerà in aree pilota tre principali categorie di intervento: il riuso sostenibile, il ripristino ambientale e lo smantellamento. L'approccio sarà sito-specifico, riconoscendo che non esiste una soluzione universale: una vecchia stazione di arrivo potrebbe essere riconvertita per una nuova funzione, un'infrastruttura inutile demolita, o interi versanti ripristinati ecologicamente. Gli studi di fattibilità per ciascuna area pilota valuteranno gli aspetti tecnici, ambientali e sociali delle diverse soluzioni, con l'obiettivo di elaborare linee guida replicabili da altre amministrazioni alpine.

Questo cambio di prospettiva è cruciale: se per decenni l'attenzione si è concentrata sul come mantenere aperte le stazioni sciistiche, ora si aggiunge la domanda su cosa fare quando la loro operatività non è più sostenibile. Il fenomeno delle infrastrutture obsolete riguarda principalmente le località sciistiche più piccole e a quote inferiori, maggiormente vulnerabili alle variazioni climatiche e con risorse economiche limitate. Progetti precedenti come BeyondSnow hanno già esplorato percorsi di sviluppo meno dipendenti dalla neve, e ReSkiLience rappresenta il passo successivo, affrontando le conseguenze di una sostenibilità non più raggiungibile.

Anche a livello nazionale, il tema della dismissione è emerso. Il Ministero del Turismo ha istituito un Fondo per "l'ammodernamento, la sicurezza e la dismissione degli impianti di risalita e di innevamento artificiale" con una dotazione di 200 milioni di euro per il quadriennio 2023-2026. Tuttavia, la stessa misura evidenzia l'attuale ambiguità, includendo interventi di dismissione, ammodernamento e nuove tecnologie per l'innevamento, segno di una direzione non ancora univoca.

È fondamentale evitare di equiparare ogni chiusura a un fallimento. L'obsolescenza degli impianti può derivare da molteplici fattori: economici, cambiamenti nella domanda turistica, costi di manutenzione, evoluzione normativa, concorrenza e, naturalmente, condizioni climatiche. La vera questione non è giudicare lo sci, ma riconoscere il ciclo di vita di un'infrastruttura turistica. La montagna, a differenza delle strutture, rimane, e per questo il coinvolgimento delle comunità locali è essenziale. Rimuovere un vecchio skilift non è solo un'operazione tecnica, ma può significare cancellare un simbolo economico, sanare una ferita paesaggistica, creare nuovi servizi riutilizzando edifici o restituire spazio agli ecosistemi. Sono decisioni che hanno un profondo impatto territoriale e sociale.

Nei prossimi tre anni, ReSkiLience si impegnerà a costruire un metodo comune per decidere quali infrastrutture recuperare, trasformare o eliminare, affrontando una delle sfide più concrete e tangibili per il futuro sostenibile delle Alpi. È tempo di immaginare non solo l'inaugurazione di un impianto, ma anche il suo ultimo giorno di funzionamento e ciò che lascerà dietro di sé.

La sfida rappresentata dalle infrastrutture sciistiche obsolete è un monito e un'opportunità. È un monito sulla necessità di una pianificazione lungimirante che includa l'intero ciclo di vita di un'infrastruttura, pensando non solo all'apertura ma anche alla dismissione. È un'opportunità per ripensare il rapporto tra l'uomo e la montagna, per favorire uno sviluppo turistico più sostenibile e resiliente, che valorizzi il paesaggio naturale e coinvolga attivamente le comunità locali. Il progetto ReSkiLience rappresenta un passo fondamentale in questa direzione, offrendo un modello per trasformare le "rovine dello sci" in nuove opportunità per le Alpi e per le generazioni future.

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