Il regista Paul Thomas Anderson e il compositore Jonny Greenwood hanno chiesto la rimozione di una loro composizione musicale, intitolata "Barbara Rose" e tratta dal film "Il filo nascosto", dal documentario "Melania" di Brett Ratner. La motivazione di questa richiesta risiede in una presunta violazione dell'accordo stipulato tra Greenwood e Universal, la quale avrebbe venduto i diritti d'uso del brano alla produzione Amazon/MGM senza consultare gli artisti. Questa vicenda aggiunge un ulteriore elemento di dibattito attorno a un documentario già al centro dell'attenzione per varie ragioni, tra cui le accuse contro il regista Brett Ratner e le recensioni divergenti tra critici e pubblico.
La controversia è emersa in seguito all'utilizzo del brano nel documentario "Melania", che segue l'ex First Lady degli Stati Uniti nei venti giorni precedenti la seconda inaugurazione presidenziale del marito Donald Trump. Paul Thomas Anderson e Jonny Greenwood, tramite il rappresentante di quest'ultimo, hanno espresso la loro posizione attraverso Variety, sottolineando come Universal non abbia rispettato l'accordo contrattuale non notificando l'uso della musica a terzi. Sebbene la richiesta di rimozione possa incontrare difficoltà, dato che il film è già distribuito nelle sale statunitensi, essa evidenzia le complesse dinamiche legate ai diritti d'autore nell'industria cinematografica e musicale.
Brett Ratner aveva precedentemente menzionato gli elevati costi per la colonna sonora di "Melania", affermando di aver speso una cifra "significativa", superiore persino a quella di "Rush Hour". Questo suggerisce che l'acquisto dei diritti musicali ha rappresentato una componente importante del budget di produzione. Tuttavia, la vicenda con Anderson e Greenwood mette in luce una possibile lacuna nel processo di gestione dei diritti da parte di Universal, che potrebbe aver sottovalutato le clausole contrattuali con gli artisti.
Il documentario ha già generato ampie discussioni, non solo per le questioni legali riguardanti la musica, ma anche per il suo contesto di produzione. "Melania" segna il ritorno di Brett Ratner alla regia dopo le accuse di cattiva condotta sessuale mosse contro di lui nel 2017. Inoltre, il film ha registrato un notevole divario tra le valutazioni della critica e quelle del pubblico su piattaforme come Rotten Tomatoes, con un gradimento critico molto basso (7%, poi salito al 10%) e un'approvazione pubblica sorprendentemente alta (99%). Questo scollamento è stato interpretato da alcuni come un possibile effetto del "gradimento politico" legato alla figura di Donald Trump. Altri siti di riferimento come IMDb e Metacritic hanno riportato voti estremamente bassi, evidenziando ulteriormente la polarizzazione delle opinioni sul documentario.
La richiesta di Paul Thomas Anderson e Jonny Greenwood solleva importanti interrogativi sulla protezione dei diritti d'autore e sulla responsabilità delle case di produzione e distribuzione nel rispettare gli accordi con gli artisti. La vicenda di "Melania", dunque, non è solo una discussione sul contenuto del documentario, ma anche un esempio delle sfide e delle complessità legali e etiche che possono emergere nel mondo del cinema, in particolare quando si tratta di opere che coinvolgono figure pubbliche e questioni controverse.