Roberto Vecchioni: La voce di un padre di fronte al dolore e alla fiducia

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Roberto Vecchioni, rinomato cantautore e professore, si è aperto pubblicamente in un momento di profonda commozione agli Sky Inclusion Days, affrontando per la prima volta il doloroso tema della perdita del figlio Arrigo. La sua testimonianza ha offerto uno spaccato intimo sulla salute mentale e sull'importanza della fiducia, un messaggio risonante per tutti.

La Speranza rinasce dal Dolore: La narrazione commovente di Roberto Vecchioni

La sofferenza di un padre e il ricordo di Arrigo

Ci sono istanti in cui le parole di un individuo trascendono la loro origine personale per diventare un patrimonio collettivo. Questo è accaduto in occasione degli Sky Inclusion Days, quando Roberto Vecchioni, figura poliedrica di docente, cantautore e poeta, ha scelto di condividere per la prima volta in pubblico la sua più grande tragedia: la scomparsa del figlio. Un intervento, di cui vi proponiamo qui un breve estratto, che ha gravitato attorno ad Arrigo, alla tematica della salute mentale, alla fondazione a lui dedicata e alla parola dell'anno selezionata dall'Accademia della Crusca: fiducia.

Il lutto incolmabile e la lotta contro la bipolarità

«Quattro figli come quattro aironi, e uno che a un certo punto ha perso un’ala». Con queste parole Roberto Vecchioni ha cominciato a narrare la storia di Arrigo, il suo secondogenito, spentosi nell'aprile del 2023 all'età di 36 anni, dopo una strenua battaglia contro il disturbo bipolare che lo ha condotto al suicidio. Una pena che Vecchioni porta con sé quotidianamente. «Lui è dentro di me, mi parla. La sera prima di dormire parliamo sempre, lui mi dice delle cose bellissime, si sta benissimo nel luogo dove è andato a finire», aveva già precedentemente rivelato. Ma ieri, dinanzi alla platea degli Sky Inclusion Days, ha scelto di approfondire ulteriormente.

La percezione sociale del disturbo bipolare e le sfide familiari

La bipolarità, ha chiarito, è «una diversità incomprensibile, qualcosa da cui tenersi lontani». E questo, ha affermato, è precisamente il nodo della questione. Il modo in cui la società la affronta, la distanza che essa genera. La sua famiglia ha vissuto diciassette anni di tormento, non per definire il figlio, ma per illustrare la fatica quotidiana di chi «attraversa ospedali, speranze effimere, momenti di euforia incontrollabile seguiti da abissi di prostrazione».

La ricerca di comprensione e il dramma del suicidio

La disarmonia, ha proseguito, non risiedeva soltanto nella condizione di Arrigo. Era in quel «io non ti capisco più, tu non mi capisci più che incrina la fiducia reciproca e apre la porta a un percorso arduo, fatto di diagnosi, tentativi, ricadute». Ha ammesso che in famiglia non avevano mai considerato il suicidio. «Non siamo riusciti a comprenderlo. Le forme bipolari sono aumentate con il Covid, lo sconvolgimento delle relazioni umane ha fatto il resto, e l’assistenza sanitaria è gravemente insufficiente». Nel racconto del padre, Arrigo non è mai soltanto la sua malattia. «Ha combattuto come un leone, affrontando la prova più ardua per chi convive con un disturbo mentale: riuscire a integrarsi con gli altri, sentirsi parte del mondo».

L'allarme sulla salute mentale giovanile e il bisogno di supporto

Vecchioni non si è limitato alla sua personale vicenda. Ha ampliato il suo sguardo. «In Italia un giovane su sette è affetto da una malattia mentale, e il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti», ha rammentato. Dietro questi numeri, ha dichiarato, si celano «interrogativi brucianti: “Perché loro sono così e io sono in questo modo?” Domande che spesso restano senza risposta», in una nazione che stenta ancora a concedere spazio e dignità a chi sperimenta una fragilità invisibile.

La fondazione Arrigo Vecchioni e il potere della fiducia

L'impegno di Vecchioni si concretizza nelle attività della Fondazione Vecchioni, sorta proprio in memoria del figlio, con il proposito di contrastare lo stigma delle patologie mentali e offrire sostegno alle famiglie che si trovano ad affrontare situazioni analoghe alla loro. «Daria sta un po’ meglio, ma devo chiamarla costantemente per sapere come sta. Devo telefonarle ogni due, tre ore», ha narrato riguardo alla moglie Daria Colombo, co-fondatrice dell'associazione. «Lei però è riuscita a trasformare il ricordo del figlio scomparso in una struttura di aiuto per molti altri».

La fiducia come pilastro della società e della relazione umana

Roberto Vecchioni ha concluso il suo discorso con la parola fiducia. L'Accademia della Crusca l'ha designata parola dell'anno, e lui ha deciso di accoglierla e raccontarla. «È un cardine dell’essere umano, eppure oggi sembra sgretolarsi in un mondo percepito come ostile, competitivo e duro. Senza fiducia negli altri, non si progredisce».

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